ANANIAS ET SAPHIRA RAPHAEL INVENIT

Dopo l’esposizione a Roma presso l’Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli dal 18 al 23 febbraio 2020, l’arazzo Ananias et Saphira della collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona arriva a Loreto.

Nei rinnovati spazi del Bastione Sangallo, in concomitanza con l’ostensione a Roma nella Cappella Sistina degli arazzi realizzati sui cartoni di Raffaello per volontà del pontefice Leone X (1515-1516), sarà possibile ammirare il tessuto della collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona che raffigura la morte di Anania, fulminato da san Pietro in quanto reo di non aver consegnato alla comunità cristiana tutto il denaro ricavato dalla vendita di un fondo. La scena fa parte di un insieme di dieci arazzi dedicati all’opera evangelizzatrice dei santi Pietro e Paolo per i quali Raffaello predispose i cartoni colorati, sette dei quali sono conservati a Londra presso il Victoria and Albert Museum, dai quali vennero poi tratti i cartoni che servirono all’arazziere Pieter Van Aelst per la tessitura. L’arazzo esposto a Loreto fa parte di una serie tessuta dall’arazziere Heinrich Mattens, della quale si conservano alcuni esemplari presso la Cattedrale di Tolosa, che presenta, rispetto ai cartoni di Raffaello, alcune modifiche negli sfondi ed una ricca bordura con festoni vegetali che racchiudono varie figure allegoriche. A Loreto si realizza poi la possibilità di confrontare l’arazzo esposto con quello dello stesso soggetto che fa parte della serie donata dal marchese Pallavicino alla Santa Casa, esposta presso il Palazzo Apostolico, eseguita anch’essa nella bottega di Mattens. La Galleria Nazionale delle Marche di Urbino conserva un altro arazzo raffigurante la morte di Anania tratto dal cartone di Raffaello, tessuto in Francia dalla manifattura Lefebvre per completare un gruppo di arazzi della manifattura di Mortlake appartenenti al cardinale Mazzarino. Un gruppo di stampe tratte dalle opere di Raffaello appartenute al pittore Fortunato Duranti (Montefortino, 1787-1863) illustrano il successo che le opere del Sanzio hanno conosciuto nel corso dei secoli grazie anche all’infaticabile opera di abilissimi incisori capaci di tradurre i raffinati effetti pittorici delle sue opere grazie all’uso del bulino.

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